La Paura del CODIV-19

Nel 2007 nella rivista specialistica General Hospital Psychiatry: Il 26enne D.A. con lo scopo di suicidarsi, perché abbandonato dalla sua ragazza, ingoiò 29 pastiglie di antidepressivo. L’abbassamento repentino della pressione sanguigna, dovuto alla dose eccessiva, che non fu possibile stabilizzare nemmeno in clinica, spaventò mortalmente D.A..

D.A. aveva ricevuto le pastiglie partecipando a un doppio studio cieco, per verificare l’effetto placebo dell’antidepressivo. Quello che D. A, non sapeva, era che lui apparteneva al gruppo placebo e che le sue pastiglie non contenevano alcun principio attivo.

McMahon in Psychological Medecine (1976), ha dimostrato che l’aspettativa di un evento temuto, spesso aveva conseguenze per la persona in causa ben più gravi dell’evento. La paura della morte uccide con la stessa precisione della ferita mortale inflitta con un’arma. La rappresentazione viva e forte di malattia, febbre, paralisi o soffocamento è sufficiente a richiamarne i rispettivi sintomi.

A tal proposito è importante parlare di un meccanismo psicologico noto come la profezia che si auto-avvera che è uno dei fenomeni più noti e più studiati in psicologia sociale. Il sociologo Merton ne parlò per la prima volta alla fine degli anni ’40, ed è stata anche riprodotta sperimentalmente a dimostrazione dell’influenza che esercitano le convinzioni sulla costruzione della realtà. Infatti, pensiamo agli effetti dell’ipnosi sulla comunicazione di massa o all’effetto placebo, succede che chi subisce questo comportamento ottiene esattamente quello che vorrebbe si verificasse, a conferma della grande potenza della suggestionabilità umana.

In sostanza, le profezie auto-avveranti incidono significativamente sulla visione che gli individui hanno di loro stessi, del loro modo di apparire con gli altri e con il mondo. Per questo si creano schemi stabili, rigidi, di comportamento che ovviamente si ripeteranno nel tempo confermando la propria visione delle cose.

Il meccanismo della profezia che si autodetermina può agire sia quando svolgiamo un compito sia quando interagiamo con altre persone (transazioni interpersonali). Watzlawick ritiene che «nella comunicazione, il dare la cosa per scontata si può considerare l’equivalente della profezia che si autodetermina».
In questi casi la legge di causa-effetto non è applicabile in quanto l’interazione in corso è di tipo circolare. L’intenzione con cui si agisce, l’azione compiuta e il suo risultato sono inseparabili dalla previsione o della convinzione formulata (anche inconsciamente) a monte.
Abbiamo che è il comportamento adottato a provocare negli altri una reazione alla quale quel dato comportamento sarebbe la risposta adeguata.

La profezia che si autoavvera agisce a livello cognitivo come una verità che già si conosce, come una certezza, per cui ci si muove verso l’azione con uno spirito già predisposto ad arrivare al risultato immaginato. La persona non realizza di essere implicata attivamente nel realizzarsi degli eventi temuti.

Lo stesso meccanismo funziona anche con i gruppi e le collettività. A esempio negli anni scorsi i media comunicarono che i titoli di stato non avevano più la stessa rendita di un tempo e la gente si affrettò a vendere quello che aveva. A quel punto non valevano realmente più nulla.

Ovviamente questo fenomeno si osserva solo se a pronunciare la profezia è una fonte considerata autorevole e attendibile, a prescindere dal fatto che lo sia davvero.

L’esempio più divertente è ciò che è avvenuto in California nel 1979 quando lo speaker di una radio divulgò per scherzo la notizia riguardo la imminente fine delle scorte di carta igienica; questa notizia spinse molte persone a comprare il prodotto che, nel giro di poco tempo, scomparve dai banconi dei supermercati. La stessa cosa avviene ogni volta che viene annunciata la possibile scarsità di benzina; tutti corrono a comprarla temendo che finisca, facendo così terminare le scorte delle stazioni in poche ore e trasformando una possibilità in certezza, una profezia in realtà.

Si invita pertanto ogni persona ad avere buon senso evitando di avere paura di ammalarsi, anche se ciò può succedere. Perché la paura vi predisporrà meglio a tale evento perché in automatico abbasserà il vostro sistema immunitario venendo così meno le vostre difese. Se non sarà poi il CODIV-19 sarà qualche cosa d’altro a farvi ammalare.

Se invece, attraverso una presa di coscienza vi impostate nella sana accettazione della vita e di ciò che può portare, si può morire ogni giorno anche andando in macchina, ad esempio ma nessuno vieta di andarci, allora la qualità della vostra vita sarà sicuramente superiore e il vostro organismo sarà più resistente nei confronti delle varie patologie, ben oltre il CODIV-19.

Se tale presa di coscienza vi rimane difficile vi sono sufficienti professionisti che possono aiutarvi in tale percorso evolutivo e di consapevolezza.

La differenza sta nel tipo di vita che si vuole vivere: succubi o liberi.

Riferimenti:

Sedazione ed intubazione tracheale: evadere dai luoghi comuni — Triggerlab

http://siba-ese.unisalento.it/index.php/h-ermes/article/view/19273 

Associazione Giampiero Ascani
I.B.I. – Istituto Biofisica Informazionale
Dir. Scientifico
Roberto Fabbroni

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