Ponti sottili tra Scienza Occidentale e Saggezza Orientale – Tesi

Keywords

Meditazione, Cibernetica, Intelligenza Creativa, Coscienza

 

Abstract

Per introdurre il nostro lavoro c’è la necessità di una piccola premessa. Noi tendiamo a vivere in un mondo di certezza, di solidità percettiva priva di dubbi, dove le nostre convinzioni ci portano a credere che le cose sono solo come noi le vediamo e che ciò in cui crediamo non può avere alcuna alternativa. È la situazione in cui ci troviamo quotidianamente, la nostra condizione naturale, il nostro modo di essere uomini.

Nel corso degli ultimi secoli la conoscenza del nostro mondo è andata di pari passo con l’evoluzione scientifica ed epistemologica dettata dalla Scienza Moderna, fondata nel XVII secolo. Gli scienziati hanno cercato per 200 anni di confermare la visione oggettivo-meccanicista di Cartesio e Newton, basata sulla certezza dell’esistenza intrinseca di un mondo esterno separato dall’osservatore, da colui che conosce. Un mondo separato dall’esperienza conoscitiva del Qui e dell’Ora.

Ponti Sottili tra Scienza Occidentale e Saggezza Orientale può essere visto come un invito ad interrompere l’abitudine a cadere nella tentazione della certezza. Se il lettore non mette in discussione le sue certezze non riusciremo a comunicare niente che resti nella sua esperienza come un’effettiva comprensione del fenomeno della conoscenza.

Con questo intento è partita la nostra analisi della rivoluzione cibernetica avvenuta all’inizio del XX sec.: la nascita della Cibernetica dei sistemi osservati, ed in particolare la sua evoluzione nella Cibernetica dei sistemi osservanti, diede inizio ad una rivoluzione sul piano scientifico ed epistemologico che stravolse tutti i paradigmi della Scienza Moderna. Con la cibernetica si scopre che la realtà esterna non solo non è oggettiva, ma è strettamente legata alle capacità e ai limiti dell’osservatore, e tutte quelle proprietà che si credeva facessero parte delle cose si rivelano così proprietà di quest’ultimo.

Si aprono le porte ad una nuova Scienza che integra l’antica conoscenza del mondo descritta dalla saggezza orientale alle conoscenze scientifiche. Da millenni questa cultura, estranea al mondo occidentale, ha descritto il mondo e il modo in cui l’uomo ne fa conoscenza, analizzando scrupolosamente tutti quegli aspetti dell’essere umano che oggi sono oggetto di studio da parte della comunità scientifica internazionale.

Inizialmente, la Cibernetica nasce come scienza del controllo e della comunicazione nell’uomo e nelle macchine, prendendo forma da ricerche prettamente belliche sviluppate durante la seconda guerra mondiale.

Poi, grazie agli studi e alle intuizioni geniali di personaggi come Heinz von Foerster, Humberto Maturana e Francisco Varela, si è interessata nella sua evoluzione non solo del fenomeno della conoscenza, ma anche di tutti quei fenomeni come l’emergenza della mente e della coscienza, del linguaggio e del ruolo della comunicazione all’interno dell’accoppiamento strutturale di noi esseri umani, così come del fenomeno della socializzazione.

Unitamente alle nuove scoperte della Meccanica Quantistica, la rivoluzione cibernetica sferra un duro colpo al vecchio pensiero scientifico, aprendo ad un nuovo orizzonte di possibilità per l’evoluzione della conoscenza. Da questo punto siamo andati alla ricerca dei ponti sottili fra scienza occidentale e saggezza orientale, portando in auge il dialogo interdisciplinare esistente fra questi due metodi di analisi della realtà totalmente opposti: l’uno disincarnato e in terza persona, l’altro incarnato e in prima persona.

Per dare voce alla saggezza orientale si sono presi in esame la Scienza dell’Intelligenza Creativa di Maharishi Mahesh Yogi, il Buddhismo Tibetano descritto dal Dalai Lama ed i nuovi scenari presentati dall’Oneness Movement di Sri Amma e Sri Bhagavan.

I primi accenni di dialogo e studio fra la comunità scientifica e le pratiche orientali li vediamo nascere nel 1967, quando parecchie migliaia di persone iniziarono il programma di Meditazione Trascendentale di Maharishi, soprattutto nelle aree universitarie di Berkeley e Cambridge. Bastarono pochi anni. Infatti nel 1970 il dottor Robert Keith Wallace pubblicò sulla prestigiosa rivista Science i risultati delle proprie ricerche sulla MT. Wallace aveva rilevato che durante la meditazione trascendentale si verificavano significative modificazioni in alcune funzioni fisiologiche. Fu il primo passo per una lunga serie di ricerche scientifiche sulla MT.

Nel 1987 fece la sua apparizione il Mind & Life Institute, nato grazie alla collaborazione del Dalai Lama con Adam Engle e Francisco Varela. Questo istituto ha organizzato, con cadenza biennale, una serie di incontri interdisciplinari che hanno visto partecipare gruppi di scienziati e il Dalai Lama, intesi a mettere a confronto le prospettive della scienza occidentale e di quella buddhista, su argomenti di particolare interesse. Alcuni dei ricercatori appartenenti al progetto, ha poi studiato l’effetti del diksha di Sri Bhagacan (Oneness Movement) sulla mente umana. Da qui Analizzando e comparando i principi appartenenti agli argomenti trattati, emergono non solo molte simmetrie sul piano scientifico ed epistemologico, ma anche delle considerazioni molto importanti.

Focalizzandoci sui processi di meditazione presentati da Maharishi e dal Dalai Lama, anche se diversi nella forma, abbiamo constatato come queste pratiche, che interessano la mente, la coscienza e il corpo del sistema umano, hanno una forte correlazione con i processi di causalità circolare descritti dalla cibernetica. Ovvero, si presentano come dei veri e propri feedback loop. Da ciò le pratiche meditative rientrano a far parte dell’autopoiesi del sistema vivente umano, in quanto proiettano i loro effetti all’interno del sistema stesso.

Inoltre, la stessa pratica della Meditazione è in accordo con la seconda e la terza legge della termodinamica, in quanto la meditazione è a tutti gli effetti un processo neghentropico: riduce l’attività e il livello di eccitazione del sistema riducendo di conseguenza il livello entropico del sistema stesso.

Altro punto di unione, un altro ponte sottile, riguarda anche come Varela, Maharishi e Sri Bhagavan hanno sottolineato il ruolo della coscienza nella conoscenza. Considerando la possibilità di espandere la coscienza verso stati più elevati, avremmo l’occasione di espandere anche la nostra conoscenza del mondo, migliorando la vita e le azioni che svolgiamo quotidianamente. L’osservatore, l’individuo, è il punto di partenza per qualsiasi metodo che miri alla conoscenza; essere osservatori sfruttando una piccola percentuale delle nostre potenzialità non aiuterà molto né la scienza né la specie umana nella sua evoluzione. Mai come in questo caso la scienza occidentale si avvicina alla saggezza orientale: conoscere prima se stessi e poi sperimentare il mondo, conoscere.

La rivoluzione cibernetica nel pensiero scientifico e l’apertura al Sapere orientale pongono le basi per l’evoluzione della specie umana verso uno stato di normalità, ben lontano dallo stato di anormalità in cui attualmente si trova. C’è la reale opportunità di attuare un cambiamento globale nella coscienza delle persone, di modificare la nostra visione del mondo, la nostra conoscenza e di conseguenza la nostra vita.

È proprio nei momenti di crisi che si è spinti ad avventurarsi su strade mai percorse prima. Per la società occidentale, e non solo, significherebbe abbandonare lo scetticismo e i tabù riposti nei confronti delle pratiche orientali. Se un tesoro illimitato giace all’interno dell’uomo, ciò che dobbiamo fare è semplicemente raggiungerlo e arricchire la nostra vita.

Autore
Leonardo Calise

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Author: istitut2

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