Il ruolo della Biofisica per la prevenzione

TUTTA LA VITA È UNA VIBRAZIONE IMMERSA
IN UN CAMPO ENERGETICO MORFICO QUANTICO

Tutti i sistemi viventi sono composti di materia, la quale costituisce le strutture fisiche, la più piccola delle quali è l’atomo. Quando gli scienziati hanno iniziato a ricercare di cosa fosse composto l’atomo, hanno scoperto le particelle sub-atomiche più piccole, l’energia vibrazionale e, soprattutto, lo spazio.

Campo morfico quantico

Si tratta di un campo che utilizza la quantità minima di energia, per permettere la sostenibilità tramite l’auto-regolazione e l’auto-organizzazione dei sistemi viventi, adattandosi costantemente all’ambiente tramite la bio-risonanza e la vibrazione.

L’energia si esprime in campi morfici, esattamente come la luce, che si esprime nel campo elettromagnetico sotto forma di fotoni. In pratica, questo significa che tutta la vita è una vibrazione immersa in un campo energetico morfico quantico, che tutti chiamiamo ambiente.

Il flusso di informazioni da questo campo ha come risultato la comunicazione, che influenza tutta l’energia vibrazionale, la quale influenza a sua volta tutta la materia attraverso la risonanza. Di conseguenza, si produce un effetto sulle particelle fisiche.

Come suggerito dal Dott. Bruce Lipton, l’energia influenza la materia a un tasso di efficienza di oltre 100 volte in più rispetto a quanto la materia influenza altra materia. Ne consegue che, se vogliamo ottimizzare lo stato fisico del corpo umano, dobbiamo modificare la frequenza vibrazionale del corpo tramite la risonanza. Il dispositivo S-Drive è stato sviluppato per aiutarci in questo compito, utilizzando un biomarcatore efficace: il bulbo pilifero.                                                                                                               

DECODIFICA DELL’IDENTITÀ

I capelli, la pelle e i nervi spinali, incluso il cervello, derivano dallo stesso scudo embrionale, denominato ectoderma. Di conseguenza, il capello può essere considerato come una struttura sensoriale, in grado di acquisire e immagazzinare le informazioni.

Noi utilizziamo il bulbo pilifero, presente nel follicolo pilifero, come fonte di informazioni, in quanto il follicolo pilifero è un biomarcatore in grado di acquisire e immagazzinare informazioni che derivano dal micro e macro ambiente.

Le informazioni acquisite dal follicolo pilifero cambiano nel corso del tempo. Esse sono collegate alla risonanza con il campo morfico dell’organismo. A sua volta, questa interazione si adatta costantemente alle condizioni ambientali, inclusa l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, la miriade di nutrienti assorbiti da tali alimenti, il nostro ecosistema vivente, incluso l’impatto dell’ambiente elettromagnetico, gli oltre 50.000 pensieri che formuliamo ogni giorno, inclusi i valori, le convinzioni e le emozioni.

I geni sono composti di DNA formato da 44 autosomi e da 2 cromosomi sessuali, presenti nel nucleo della cellula. Essi si abbinano all’mRNA, il quale viene trasferito e quindi decodificato nel ribosoma per indurre la sintesi proteica. In base a questa affermazione, è stato sviluppato il concetto del cosiddetto dogma genetico. Questo significa che si pensava che i geni fossero responsabili dei processi fisiologici e delle trasmissioni da una generazione all’altra.

Nell’anno 2000, è stato completato il progetto “The Human Genome Project” (HGP), finalizzato nel 2003 e presentato agli scienziati di tutto il mondo. Dai risultati emergeva che solo 20.000 – 25.000 geni costituiscono l’intero genoma umano. Questa è stata una fonte di grande sorpresa, in quanto gli scienziati dei 18 Paesi coinvolti nel progetto HGP si aspettavano un numero di geni superiore ai 100.000, in quanto noi abbiamo molto più di 100.000 proteine. Un chicco di riso presenta 12 autosomi e il suo genoma contiene 55.000 geni, oltre il doppio rispetto a quanto trovato nell’essere umano. Questa scoperta ha quindi posto un quesito: “Perché gli umani hanno oltre 120.000 proteine che costituiscono il corpo umano, eppure vi sono solo 25.000 geni che le codificano?”.

I FOLLICOLI PILIFERI SONO BIOMARCATORI

TUTTO è una risonanza vibrazionale

Soltanto il 3% del DNA viene codificato o costituito dai geni.

Il rimanente 97% viene indicato come DNA non codificante o DNA spazzatura. La sola risposta a tale domanda è c’è qualcos’altro che controlla il fenotipo, e non si tratta solo del genoma. La risposta è l’epigenetica.

EPIGENETICA

3% CODIFICA DNA

97% AMBIENTE

Il DNA spazzatura si trova nell’ambiente… non è ironico?

L’epigenetica, così come viene definita questa scienza, è stata sostenuta per la prima volta come “Lamarckismo” da Jean-Baptiste Lamarck (1744-1829), il quale è stato uno dei padri dell’evoluzionismo. Egli sosteneva che le forme viventi possono acquisire “informazioni” dal loro ambiente e trasferirle nei propri geni. Anni dopo, Erwin Schrödinger (1887-1961) ha applicato il modello della fisica quantica al campo della biologia molecolare, ponendo le basi di ciò che oggi conosciamo come epigenetica.

L’epigenetica è lo studio dell’espressione dei geni sotto l’influenza dei segnali informativi trasmessi dal micro e macro ambiente, in cui il fenotipo cambia, mentre il genotipo rimane lo stesso. I meccanismi molecolari che mediano la regolazione epigenetica includono l’RNA, le metilazioni degli istoni e il rimodellamento della cromatina.

Quando i segnali ambientali dannosi derivanti dal micro e macro cosmo causano una disarmonia, il corpo umano risponde di conseguenza, attraverso la compensazione, modificando pertanto il fenotipo senza alterare il genotipo. Questa modifica viene riflessa nella nostra fisiologia e nella nostra vita quotidiana.

La risposta della natura alla quantità di energia richiesta per qualsiasi processo biochimico e biofisico è la stessa: la quantità minima per ottenere il massimo ritorno.

Questa viene definita “efficienza”. Di conseguenza, la natura lavora sempre con l’efficienza attraverso l’ottimizzazione del sistema.

Le informazioni di scarsa qualità prodotte da una disarmonia vibrazionale causano segnali di scarsa qualità, con la conseguente comunicazione di scarsa qualità, la quale interferisce con i processi naturali della vita. Di conseguenza, il sistema utilizza la compensazione, sopprimendo certe funzioni fisiologiche che compromettono la capacità del corpo di lavorare in modo efficiente.

Un benessere ottimale significa mantenersi in linea con l’ambiente e con le assunzioni di sostanze nutrienti, per soddisfare le necessità che cambiano nel corso del tempo.

Lo sviluppo delle moderne tecnologie nel campo delle scienze biologiche e fisiche ha ampliato lo spettro della nanotecnologia e della biotecnologia, aprendo le porte e osservando il mondo strabiliante della fisica quantica, della meccanica quantica e delle loro applicazioni.

Ora gli scienziati possono rilevare le informazioni dal campo morfico quantico utilizzando la tecnologia basata su risonanze, vibrazioni e frequenze. Il flusso di informazioni deriva dalla capacità dell’ecosistema di scambiare le informazioni attraverso la comunicazione compiuta dalla risonanza.

Articolo di Redazione

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Author: istitut2

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